FADOUBA OULARE E SUO FIGLIO MOUSSA SARANNO OSPITI SPECIALI DEL IV MEETING - RADUNO INTERNAZIONALE TRA ARTE E CULTURA AFRICANA IN PROGRAMMA DAL 29 MAGGIO AL 2 GIUGNO 2009 TRA BOSARO ED ARQUA' POLESINE (ROVIGO)
INFORMAZIONI SULL'EVENTO | http://www.djembe.it/modules/agendax/index.php?op=view&id=4479
ISCRIZIONE AI SEMINARI | http://www.djembe.it/modules/icontent/index.php?page=107
[CONTINUA DALL'HOME PAGE...]
Sebbene il djembe non sia immune dal Babylon System (vedi le derive da giambettaro in cui spesso si confonde la passione per la tradizione con la passione per se stessi e per la propria immagine), dobbiamo dire che questo strumento, la complessità della sua musica, la ricchezza delle tradizioni che rappresenta sono un'àncora di salvezza che ci riconnette con quel passato che Babylon cerca di cancellare come un virus nel main frame.
Ogni azione ha effetti dialettici, possiamo criticare chi ha fatto del djembe uno strumento per acquisire fama e ricchezza a livello mondiale dimenticandosi della propria origine, ma allo stesso tempo dobbiamo ringraziarlo perché in sua assenza non avremmo avuto la possibilità di conoscere, di apprezzare, di credere di poter suonare in un certo modo.
Ogni djembefola (= suonatore di djembe, n.d.r.) è portatore di un messaggio. Attraverso questi magnifici personaggi riusciamo a collezionare piccoli pezzi di puzzle che ciclicamente si compongono nelle nostre menti fino a rendere delle immagini che sono via via più nitide e chiare: è l’effetto della pratica, e vale per tutti, gialli, bianchi e neri.

Fadoubà non è collocabile. La sua persona è al di fuori di questi schemi, la sua grandezza rimane nella preservazione. Quello che lui trasmette non è complessità o competizione, il suo è un messaggio semplice. Qui sta la grande capacità che distingue il maestro: la semplicità vera.
Lo spirito della semplicità è fondamentale per chi si accosta al djembe da principiante, e lo è per chi dopo anni e chilometri di frasi cerca ancora le chiavi per esprimere il tutto in una breve sequenza ritmica.
Laddove si scrivono enciclopedie e trattati, vince la leggerezza e la costanza.
Un giorno durante un soggiorno a Faranah ebbi l’occasione di domandare al vecchio qualche consiglio sul Konkobà. Lui mi rispose: "Vedi è molto semplice. Quando hai fame e non c’è da mangiare puoi zappare la terra, seminare, poi raccogliere e mangiare. Questo è konkobà."
PETIT MOUSSA’
Quando conobbi Moussà era ancora un bambino (immagino che ora sia bello cresciuto). Già allora dimostrava una fluidità impressionante unita ad una delicatezza spiazzante.
Moussà sembra Fadoubà meno 65 anni, nel senso che è uguale anche nei tratti somatici; la cosa che lo distingue da molti musicisti è il suo percorso formativo: dal villaggio alla città.
Mi è capitato spesso a Faranah di partecipare a discussioni in cui si mettevano a confronto gli stili, il particolare frequente era l’etichetta per la musica della città: pressata e priva di contenuto.
La caratteristica che ricordo lucidamente è la musicalità del giovane Oularè, maturata in anni di studio, con il padre sempre accanto pronto a correggerlo. Inoltre la sua formazione è avvenuta ed avviene sotto il giudizio di tutti quei musicisti anziani che spesso incrociano la strada di Fadoubà Oularè: flautisti, balafonisti, sangbanisti della vecchia guardia che spesso si ritrovano per le ricorrenze e al tramonto amano discutere di arte davanti ad un thè ben zuccherato.
Già a dodici anni era in grado di dirigere tutto il programma della spettacolo montato dal padre, con numerose danzatrici. Il particolare interessante della musica di Moussa è sicuramente l’integrazione della tradizione con la modernità: credo sia un caso unico in cui i fondamenti, trasmessi e curati da un grande maestro anziano, vengono poi integrati con le evoluzioni più moderne, dai ritmi di città alle dancehall reggae e l'hip-hop.
Articolo di Carlo Condarelli
Etnografo Sociologo di Catania
carlocondarelli@yaho
>> (C) Tutti i diritti riservati (C) <<
FADOUBA OULARE E SUO FIGLIO MOUSSA SARANNO OSPITI SPECIALI DEL IV MEETING - RADUNO INTERNAZIONALE TRA ARTE E CULTURA AFRICANA IN PROGRAMMA DAL 29 MAGGIO AL 2 GIUGNO 2009 TRA BOSARO ED ARQUA' POLESINE (ROVIGO)
INFORMAZIONI SULL'EVENTO | http://www.djembe.it/modules/agendax/index.php?op=view&id=4479
ISCRIZIONE AI SEMINARI | http://www.djembe.it/modules/icontent/index.php?page=107
| Autore | Albero |
|---|



Quest’anno al Meeting - Raduno Internazionale tra Arte e Cultura Africana si presenta un'occasione eccezionale: quella di conoscere Fadoubà Oularè “le Vieux” (= il vecchio, l'anziano). Fadoubà è un personaggio più unico che raro. E' il faro, la guida, quello che "la sa lunga", tanto lunga che ha scelto di non regalarsi all’Occidente ma di perseguire una strada difficile, rimanendo in Guinea nella regione malinke del Sankaran. Qui con la sua associazione A.P.E.R.S.A.F. insegue l’obiettivo di vivificare la cultura attraverso l’insegnamento delle arti tradizionali nei villaggi che si spopolano. Il suo nome in città è leggenda, tanto che basta la parola “le Vieux” per riferirsi a lui. La sua corte nel villaggio di Faranah è meta costante di musicisti e artisti che si recano da lui per avere un giudizio, un consiglio, un'approvazione oppure una cura. Spesso i formatori della capitale portano a Faranah gli allievi più promettenti per sottoporli al giudizio del Maestro. Altrettanto spesso per ricevere cure tradizionali, attraverso misture di erbe delle quali la famiglia possiede una conoscenza profonda. A Faranah si intrecciano tradizione, musica e magia. I ritmi suonati nel Sankaran sono molti: Kassà, Konkobà, Soko ed altri. Quello che rieccheggia costantemente è Kawà. Il Kawà, che per molti rappresenta solo una partitura da aggiungere al carnet delle competenze ritmiche, alla corte di Fadoubà è una ragione di vita che coinvolge ogni individuo dalla nascita alla morte, è una vera e propria filosofia di vita. Kawà è un demone buono che caccia i demoni cattivi. Spesso si sente parlare di maestri e della loro pedagogia, di quello che sanno e che non sanno, come fossero calciatori con le rispettive figurine che poi ognuno attacca sul suo album personale. Quello a cui assistiamo da 10 anni a questa parte è una velocissima evoluzione della diffusione della cultura del djembe. Questo movimento si accompagna da un lato con la diffusione di notizie, tecniche, storia e informazioni sullo strumento, sulla tradizione, sulla musica. Dall’altro con una trasformazione interna degli stili e delle sensibilità: in effetti ogni messaggio si trasforma anche in proporzione alla diffusione che conosce. Il costume dei nostri tempi impone al livello globale la velocità, questa tendenza non ha risparmiato l’Africa Occidentale. Nelle metropoli come Conakry (capitale della Guinea, n.d.r.) la musica è cambiata drasticamente. Nel recente passato alcuni potrebbero dire che la musica si è "incattivita" (in senso buono). Gli estimatori della velocità apprezzano questa qualità e ne inseguono le caratteristiche. Quello che Bob Marley definiva Babylon è quel calderone confusionario in cui le cose vanno veloci e hanno vita breve, dove regna la confusione e si perdono i significati. Sebbene il djembe non sia immune dal Babylon System (vedi le derive da giambettaro... [CONTINUA...]
