Leggi tutto... | altri 9512 bytes | Commenti?
Leggi tutto... | altri 7453 bytes | 1 commento
Leggi tutto... | altri 14316 bytes | 5 commenti
Leggi tutto... | altri 7413 bytes | 1 commento
Leggi tutto... | altri 7536 bytes | 2 commenti








Quest’anno al Meeting - Raduno Internazionale tra Arte e Cultura Africana si presenta un'occasione eccezionale: quella di conoscere Fadoubà Oularè “le Vieux” (= il vecchio, l'anziano). Fadoubà è un personaggio più unico che raro. E' il faro, la guida, quello che "la sa lunga", tanto lunga che ha scelto di non regalarsi all’Occidente ma di perseguire una strada difficile, rimanendo in Guinea nella regione malinke del Sankaran. Qui con la sua associazione A.P.E.R.S.A.F. insegue l’obiettivo di vivificare la cultura attraverso l’insegnamento delle arti tradizionali nei villaggi che si spopolano. Il suo nome in città è leggenda, tanto che basta la parola “le Vieux” per riferirsi a lui. La sua corte nel villaggio di Faranah è meta costante di musicisti e artisti che si recano da lui per avere un giudizio, un consiglio, un'approvazione oppure una cura. Spesso i formatori della capitale portano a Faranah gli allievi più promettenti per sottoporli al giudizio del Maestro. Altrettanto spesso per ricevere cure tradizionali, attraverso misture di erbe delle quali la famiglia possiede una conoscenza profonda. A Faranah si intrecciano tradizione, musica e magia. I ritmi suonati nel Sankaran sono molti: Kassà, Konkobà, Soko ed altri. Quello che rieccheggia costantemente è Kawà. Il Kawà, che per molti rappresenta solo una partitura da aggiungere al carnet delle competenze ritmiche, alla corte di Fadoubà è una ragione di vita che coinvolge ogni individuo dalla nascita alla morte, è una vera e propria filosofia di vita. Kawà è un demone buono che caccia i demoni cattivi. Spesso si sente parlare di maestri e della loro pedagogia, di quello che sanno e che non sanno, come fossero calciatori con le rispettive figurine che poi ognuno attacca sul suo album personale. Quello a cui assistiamo da 10 anni a questa parte è una velocissima evoluzione della diffusione della cultura del djembe. Questo movimento si accompagna da un lato con la diffusione di notizie, tecniche, storia e informazioni sullo strumento, sulla tradizione, sulla musica. Dall’altro con una trasformazione interna degli stili e delle sensibilità: in effetti ogni messaggio si trasforma anche in proporzione alla diffusione che conosce. Il costume dei nostri tempi impone al livello globale la velocità, questa tendenza non ha risparmiato l’Africa Occidentale. Nelle metropoli come Conakry (capitale della Guinea, n.d.r.) la musica è cambiata drasticamente. Nel recente passato alcuni potrebbero dire che la musica si è "incattivita" (in senso buono). Gli estimatori della velocità apprezzano questa qualità e ne inseguono le caratteristiche. Quello che Bob Marley definiva Babylon è quel calderone confusionario in cui le cose vanno veloci e hanno vita breve, dove regna la confusione e si perdono i significati. Sebbene il djembe non sia immune dal Babylon System (vedi le derive da giambettaro... [CONTINUA...]
Vi presentiamo le interessanti riflessioni di Leni Sorlini, insegnante di danza africana e nostra affezionata utente, che ci informa sulla situazione politica e sociale verificatasi nel gennaio 2005 nella Repubblica di Guinea, nazione alla cui tradizione culturale e musicale siamo particolarmente legati ma che pochi di noi hanno avuto la fortuna di conoscere di persona. L’anno scorso, più precisamente nel gennaio del 2005, mi trovavo a Conakry nei giorni in cui il presidente Lansana Conté ha subito un attentato (da cui è uscito illeso e in cui sono morti due uomini della scorta). Per qualche giorno porto bloccato, rastrellamenti, caccia all’uomo in alcuni quartieri considerati “caldi”, e martellamento televisivo di nuovi e antichi discorsi in cui la prima personalità dello Stato insisteva sulla necessità di mantenere l’unione nazionale per non darla vinta a chi stava tentando di incrinare la fratellanza del popolo guineano. Televisione di regime. Hanno rimandato in onda le varie cerimonie di insediamento del presidente (che è salito al potere nel 1984 con un colpo di stato militare, ed è stato poi rieletto nel 1993, nel 1998 e nel 2003), riesumato immagini di repertorio che volevano quasi santificare l’uomo scampato all’attentato. Ben diversi mi sembravano i sentimenti della gente. Fare un viaggio in taxi a Conakry è un po’ come andare al bar, se si fanno tratte lunghe può capitare di rimanere su anche due ore e mezzo, quindi di solito si intavolano delle conversazioni con i vari compagni di viaggio e con lo chauffeur sui temi più svariati. Ogni volta che salivo su un taxi in quel periodo le discussioni andavano sempre a finire sullo stesso punto, sia che gli interlocutori fossero donne, sia che si trattasse di uomini, giovani e meno giovani; tutti consideravano la situazione insostenibile ed erano unanimi nell’additare il presidente Lansanà Conté e il suo staff di governo come i responsabili del declino del paese e della povertà crescente. Molti erano ormai convinti che i politici al governo non facessero altro che arricchirsi sulle spalle e alle spalle della popolazione. Notavo una gran voglia di parlare, di condividere esperienze, di raccontarsi e di dire la propria opinione. Ben presto è calato il silenzio sull’attentato ed è rimasto il dubbio che si fosse trattato di un “falso” attentato, di una montatura messa in piedi per legittimare e giustificare un’ondata di repressione e per distogliere la gente dal problema principale: come fare a sopravvivere tenendo conto dei continui aumenti dei prezzi e del peggioramento delle condizioni di vita, sempre più precarie. [CONTINUA...]



