La vita a Somonè, piccola realtà senegalese

Data 17/6/2004 2:38:16 | Argomento: ESPERIENZE

La spiaggia di Somonè, Senegal - DJEMBE.ITVi presentiamo un’interessante tesina di Stefano Marcato, presentata alla Scuola di Specializzazione in Musicoterapia di Padova. Tratta dell’esperienza di Stefano in un piccolo villaggio senegalese dell’area Wolof, Somonè, dove ha trascorso 3 mesi a stretto contatto con la popolazione locale ed in particolare con un gruppo di musicisti del luogo. E’ a nostro parere particolarmente scorrevole ed interessante perché tratta con divertita lucidità temi come il rispetto per il prossimo, il valore delle cose materiali e il ruolo di bambini, donne e anziani nella società senegalese.


Festa Sabar in Senegal - DJEMBE.IT
Ho trascorso tre mesi in Sénégal per lo più a Somonè, un piccolo villaggio in riva al mare di circa 1500 abitanti a 80 km a sud di Dakar. Sono stato quasi sempre a contatto con i senegalesi, in particolar modo con un gruppo di musicisti chiamato Ndiguel Bamba Touba, e ho cercato di vivere con loro e come loro.



Jamm ("la Pace")

Dunque, dal nostro punto di osservazione, la prima cosa che ho notato nella maggior parte dei senegalesi è una condizione psicofisica diversa rispetto alla nostra che si manifesta attraverso l’ostentazione di un’espressione sorridente e tranquilla, a mio parere specchio dell’anima sana, e di una forma fisica armoniosa. Se è vero, come credo, che l’uomo tende per natura al benessere posso senz’altro dire che si tratta di un livello di vita superiore al nostro dato che la maggior parte degli occidentali hanno spesso espressioni tristi, seriose e diffidenti e un corpo tutt’altro che armonioso (tant’è che i senegalesi ci chiamano boules de neige ossia "palle di neve").

Ciò che ho osservato è che rispetto alla nostra esasperata attenzione alle cose materiali, i senegalesi ricercano il benessere della mente/corpo attraverso la religione e i suoi insegnamenti. Si tratta di una forma di sincretismo operato attraverso la fusione della religione Islamica (a cui appartiene circa l’80% della popolazione) con elementi di origine animista [1]. Personalmente non ho mai incontrato un popolo così concorde e unito nel sentimento religioso che pervade i molti aspetti della cultura e di conseguenza regola la vita di ogni giorno. Propongo qualche esempio sulla base della mia esperienza e alcune riflessioni per meglio illustrare quanto detto.

In Sénégal tutti parlano della pace come primo valore fondamentale: questo sentimento si esprime ad esempio nel lungo rituale dei saluti in cui la maggior parte delle formule include la parola jamm ossia pace, come ad esempio jamm nga fannan ossia letteralmente "hai dormito in pace", sa yaram jamm cioè "è in pace il tuo corpo"; a queste domande, come a molte altre, si risponde generalmente jamm reck ossia "in pace solamente"; amico si dice am di jamm ossia letteralmente "colui che mi da la pace"; una formula di congedo e di augurio è kerwel ak jamm ossia "felicità e pace". Ed effettivamente il Sénégal è una nazione in pace, a parte qualche piccolo tafferuglio di origine indipendentista nella regione della Casamance che il nuovo presidente Abdoulay Wade, di ispirazione democratica e amato da tutti, sta comunque risolvendo. Personalmente non ho mai avvertito alcun pericolo per la mia incolumità e tutti i senegalesi dicono che in Sénégal ci sarà sempre la pace grazie a Touba, la città santa, e ad Amadou Bamba [2], il loro profeta dell’Islam nonché protettore di chi ne segue gli insegnamenti. Sostengono inoltre che il Sénégal, grazie a Touba e Amadou Bamba, darà l’esempio di pace a tutta l’Africa e al mondo intero, inch’Allah [3].



Il rispetto del prossimo e il ruolo dei bambini, degli anziani e delle donne nella società senegaleseBambini sulla spiaggia di Somonè - DJEMBE.IT

La pace è promotrice di un altro valore fondamentale, di cui ho sentito spesso trattare e ho visto praticare, ossia il rispetto verso il prossimo associato all’importanza di compiere le buone azioni, che a mio modo di vedere crea coesione ed equilibrio per la comunità e rappresenta una garanzia di sopravvivenza di cui tutti possono godere dignitosamente: per rispetto si intende per l’appunto il garantire innanzitutto a ciascun individuo l’essenziale per la sopravvivenza, anche se si tratta del peggiore dei nemici, come mi veniva spesso sottolineato.

Ad esempio per una delle necessità vitali dell’essere umano quali il nutrirsi questo sentimento si esplicita nell’usanza di invitare, mentre si sta mangiando, chiunque arrivi a servirsi dello stesso cibo; chi arriva di regola ha l’obbligo di assaggiare almeno un boccone anche se ha già mangiato. E’ chiaro che nel caso contrario, ossia per chi non ha soldi per comperarsi il cibo, diventa facile nutrirsi senza difficoltà e senza subire alcuna situazione umiliante.
Sempre, ovunque sia capitato mentre si stava mangiando, mi veniva detto kay lakk ossia "unisciti e mangia".
Il sospetto che simili gentilezze fossero riservate in particolar modo a me in quanto toubab, ossia "uomo bianco", si è sciolto ben presto davanti all’esperienza vissuta: ho visto ripetersi infatti spesse volte la stessa scena anche fra senegalesi e sempre si accendeva una luce di gioia negli occhi di chi stava mangiando per l’arrivo di qualcuno, anche se del tutto sconosciuto; era infatti l’occasione per offrire cibo e ospitalità, ossia pace e rispetto, e ciò rappresenta per i senegalesi motivo di grande piacere. Questo atteggiamento fa capo alla regola che si divide tutto, "tranne la donna" aggiungono gli uomini.

Tutti mi hanno detto che chiunque può venire a casa loro con la certezza di avere un posto dove dormire, qualcosa da mangiare e degli abiti con cui vestirsi il tutto gratuitamente e a tempo indeterminato. All’interno di quest’ottica ad esempio chi non può accudire il proprio figlio lo affida ad una famiglia che gli garantisce ciò di cui ha bisogno: questo è un caso molto frequente in Sénégal, con la conseguenza che molti riconoscono varie madri e padri e un numero enorme di fratelli e sorelle. Il rispetto pone ancora uomini e donne, vecchi e bambini sullo stesso piano pur con ruoli diversi.

I bambini ad esempio sono persone a "tuttotondo" in quanto viene loro data la libertà di esprimere il loro essere; allo stesso tempo essi seguono diligentemente gli ordini dei più grandi all’interno di un rapporto di rispetto reciproco [4]. Rispetto che non vedo in occidente dove i bambini vengono spesso messi a tacere perché non capiscono niente in quanto "piccoli", o vengono fatti star fermi perché disturbano. Qui in Europa molti bambini sono viziati, capricciosi e di conseguenza antipatici, lì questo non succede.

Per i vecchi basti il detto: "In Africa ogni vecchio che muore è una biblioteca che brucia". Invecchiare significa infatti acquisire esperienza e conoscenza da trasmettere e insegnare per cui il rispetto è massimo. Se guardiamo alla nostra cultura, il trascorrere del tempo viene vissuto invece come una discesa inesorabile verso la fine dei giorni; il vecchio diventa un peso per la società e in casi non rari anche per la famiglia. Un senegalese piange quando gli si raccontano queste cose e non ho mai sentito nessuno inveire, criticare o trascurare un genitore [5] o un anziano come spesso succede qui.
Donne sulla spiaggia di Somonè, Senegal - DJEMBE.IT
Per quel che riguarda la condizione femminile non posso esprimere una convinzione ben precisa in quanto ho vissuto principalmente a contatto con gli uomini. L’unica cosa evidente è una netta divisione degli spazi [6] e dei ruoli fra l’uomo e la donna in cui ciascuno ha maggior peso dell’altro a seconda degli ambiti: la donna accudisce la casa e i figli e in alcuni casi segue delle piccole attività commerciali; l’uomo si occupa di procurare il denaro per il sostentamento della famiglia. E’ vero che la donna serve l’uomo, ma l’uomo ha il dovere di soddisfare ogni esigenza economica della propria donna, ovvero delle proprie donne, poiché le donne gestiscono l’economia della famiglia e soprattutto perché devono farsi sempre belle. L’impressione comunque è che vi sia una maggior armonia fra i due sessi anche se non posso nascondere molte perplessità sulla questione della poligamia come privilegio maschile. Ma tale pratica è prescritta dal Corano per cui viene accettata dalle donne senza particolari lamentele, come mi è parso.



Il valore dello spirito e della materia

L’attenzione data alla cura dell’anima viene data anche alla cura del corpo [7]. Sono d’uso comune frasi come il faut bien manger, bien se reposer, etre en forme, ossia "bisogna mangiar bene, riposarsi bene, essere in forma fisica".
Dopo pranzo è d’obbligo il riposino mentre quando qualcuno è particolarmente stanco passa anche tutto il giorno a letto. L’esercizio fisico è di regola per tutti: in spiaggia, in particolar modo la mattina e al tramonto, c’è sempre molta gente che si allena per mantenersi in forma [8].
Il rispetto della mente/corpo, oltre certamente al clima, detta dei ritmi lavorativi privi degli eccessi (per usare un eufemismo) che il nostro mondo ci impone in nome di quel valore assoluto con cui noi determiniamo il valore dell’individuo, ossia il denaro.
Fra i senegalesi che conosco che vivono in Italia sono d’uso espressioni quali "lavori come un bianco" e "vivi come i bianchi" per sottolineare per l’appunto gli eccessi del nostro vivere. Posso dire invece che in Sénégal si lavora per vivere, non si vive per lavorare.
Le car rapide du Senegal - DJEMBE.IT
Un giorno in cui mi servivano delle informazioni relative ai container con cui trasportare della merce dal Sénégal all’Italia mi sono incontrato con un professionista del settore.
La giornata si è svolta nel modo seguente: ritrovo alle 11 di mattina a casa di amici; qualche giro di petards (considerati, per chi ne fa uso, fonte d’intelligenza); si è preparato il pranzo e dopo aver mangiato ci si è riposati; quindi verso le 16 abbiamo parlato di lavoro per circa un’ora dopodiché abbiamo guardato un film alla tv.
Questa è stata la giornata di un professionista di Dakar e lascio spazio alla riflessione personale per gli eventuali confronti con quanto succede qui. Per me la differenza è minima ma sostanziale: qui in una giornata invece che un solo appuntamento di lavoro (che comunque era andato a buon fine, ossia aveva prodotto un potenziale guadagno per entrambi), se ne fanno 20 con le conseguenze psicofisiche ormai evidenti. Ma a qual fine?

Quando sono rientrato ho avuto subito la sensazione di essere in un mondo malato dal momento che percepivo chiaramente il malessere psicofisico che pervade la gente di qui. Ho visto la maggior parte dei miei amici (e della gente che mi circonda) che apparentemente hanno tutto, ossia la giovinezza, una potenziale salute fisica, l’intraprendenza, l’intelligenza, molti sono anche pieni di soldi ma allo stesso tempo sono del tutto insoddisfatti del tipo di vita che fanno e alcuni di loro cominciano a manifestare i sintomi di una depressione preoccupante; e naturalmente il fisico a sua volta riflette tale condizione.
Paradossalmente gli ampi spazi che i senegalesi (ma anche molti altri popoli che noi consideriamo "terzo mondo") concedono al riposo e al divertimento, vengono letti da noi nell’ottica del non far nulla e dello sperperare i pochi soldi nell’organizzare grandi feste.
Villaggio africano - DJEMBE.IT
A me pare invece che questo atteggiamento si inserisca nella ricerca di un modello di vita che valorizza la dimensione umana nella molteplicità dei suoi aspetti, in una sinergia col creato dove il bene dell’altro diventa anche il proprio bene. Alla base di tale concezione vi è naturalmente il sentimento spirituale/religioso che, come illustrato in precedenza, esalta la pace, la buona condotta, il rispetto dell’altro e di se stessi, il senso della famiglia e dell’appartenenza alla comunità, il vivere bene.

L’uomo occidentale viceversa interpreta la vita in chiave individualistica e materialistica. In un mondo dove non vi è un fine ultimo, l’obiettivo principale è innalzare se stessi anche a scapito degli altri, e dimostrare il proprio valore attraverso il valore degli oggetti posseduti, ossia attraverso il denaro. Così da noi l’uomo ricco è un uomo socialmente realizzato e viene rispettato anche se per fare i soldi sfrutta, truffa, inquina, fabbrica armi, in poche parole non rispetta il prossimo, non si pone in pace. Si tratta chiaramente di una visione ingenua e a corto raggio.



Tesina a cura di Stefano Marcato
smarcato@latortuga.net
www.musicrekk.org



[1] Il resto della popolazione è di religione cristiana o animista. Non ho mai notato, durante il mio soggiorno, atriti di nessun tipo fra gli appartenenti alle tre credenze. All’interno dei Ndiguel Bamba Touba vi è un cristiano che è trattato alla pari degli altri e ne segue anche i modi, come ad esempio nell’uso dell’espressione inch’Allah.

[2] Amadou Bamba, vissuto fra il 1850 e il 1927, è il fondatore della confraternita Mauride in Sénégal, è cioè l’interprete del Corano per il Sénégal ed è uno dei santi dell’Islam per il resto dell’Africa nera. C’è una vera e propria venerazione per la sua figura in Sénégal: il suo ritratto si trova ovunque, esposto sui vetri delle macchine, dipinto sui muri di case e negozi, appeso a collane indossate dalla gente. Neanche a dirlo che tutti i musicisti, popolari e non, lo cantato in numerosissime delle loro canzoni, da Omar Pene a Thione Seck a Youssou N’Dour.

[3] L’espressione inch’Allah, ossia “lo voglia Dio”, viene usata spessissimo e come augurio affinché si realizzi ciò di cui si sta parlando.

[4] I bambini sono una sorta di istituzione non solo in Sénégal ma in tutta l’Africa. Basti vedere ad esempio i testi di moltissime canzoni di autori africani, che si schierano per la difesa e il rispetto des enfants d’Afrique.

[5] Al contrario, se guardiamo ancora i testi di molte canzoni senegalesi, che danno voce al sentimento di un popolo, si ringraziano spesso i genitori per i buoni insegnamenti ricevuti.

[6] Durante i battesimi e i matrimoni, ad esempio, in cui vengono organizzate grandi feste, le donne e gli uomini si dispongono separatamente attorno allo spazio in cui si balla.

[7] A proposito del rapporto con il corpo ho notato alcune cose che mi sembra interessante illustrare in questa sede. Una cosa che mi ha incuriosito, ad esempio, sono i lunghi momenti trascorsi dalle donne incinte in spiaggia distese a pancia in giù. Mi hanno raccontato poi che i bambini fin da piccoli vengono letteralmente stirati dalle loro madri. Sono stato impressionato infine dalla scena di una bambina di otto anni al massimo che ballava in modo esagitato con un bimbo legato alle spalle alla façon africaine di non più di tre/quattro mesi. Il bimbo seguendo necessariamente il ritmo dei movimenti della sua piccola balia muoveva la testa vigorosamente in avanti e indietro. In quei momenti ho pensato che, secondo le nostre credenze, quel piccolo avrebbe dovuto senz’altro rompersi l’osso del collo; da noi se non sbaglio i movimenti della testa dei neonati vengono addirittura accompagnati perché si dice che l’osso del collo è particolarmente delicato nei primi mesi di vita.

[8] Un pomeriggio alle 15 con 45 gradi, giuro di aver visto lungo la strada che collega Mbour con Dakar un senegalese che dopo aver accostato il camion, si era messo a fare delle flessioni in mezzo alla strada. Le macchine che nel frattempo arrivavano dovevano addirittura scansarlo! In molti si faranno delle domande sulle mie abitudini in quel posto, ma posso assicurare che di scene così incredibili ai nostri occhi se ne vedono moltissime in Sénégal.



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